Cordone finanziario attorno a Gheddafi. Per lui “it’s time to go”

Gli aerei di Muammar Gheddafi si sono alzati ieri sulla Cirenaica ribelle e hanno bombardato alcuni depositi di munizioni a Bengasi. Il rais, a Tripoli, ha nominato un suo sodale, l’ex capo dell’intelligence all’estero Bouzid Durda, per cominciare un dialogo con gli oppositori, come dice al Jazeera. Leggi La rivolta ambigua
21 AGO 20
Immagine di Cordone finanziario attorno a Gheddafi. Per lui “it’s time to go”
Gli aerei di Muammar Gheddafi si sono alzati ieri sulla Cirenaica ribelle e hanno bombardato alcuni depositi di munizioni a Bengasi. Il rais, a Tripoli, ha nominato un suo sodale, l’ex capo dell’intelligence all’estero Bouzid Durda, per cominciare un dialogo con gli oppositori, come dice al Jazeera. Ma chi parlerà con Gheddafi? Lui dice che lo faranno tutti, e ha già ordinato di interrompere il fuoco sui ribelli mentre è in corso la trattativa. A Christiane Amanpour che l’ha intervistato ha risposto: “Tutto il mio popolo mi ama”. Ma se lo sforzo della comunità internazionale è concreto e fermo come dimostra di essere in queste ore, nessuno parlerà con Gheddafi. L’accordo è chiaro: il colonnello non è più un interlocutore né dentro né fuori la Libia e anzi – così racconta una fonte diplomatica al Foglio – se da Tripoli arrivasse qualche offerta per la vendita di asset ci deve essere un secco rifiuto da parte di tutti. L’embargo finanziario è cominciato con le sanzioni decise all’unanimità dall’Onu nel fine settimana e continuerà. L’Italia ha fermato il canale del gas e del petrolio libico e ha sospeso i trattati in essere, il Tesoro americano ha bloccato ieri trenta miliardi di dollari riconducibili a Tripoli.

Il segretario di stato, Hillary Clinton,
è arrivato ieri a Ginevra al Consiglio dei diritti umani dell’Onu decisa a estromettere il colonnello dal consesso come dal Palazzo. “It’s time for Gheddafi to go”, ha detto Clinton, sottolineando che esiste “l’imperativo strategico” di sostenere le rivolte arabe. Washington sta valutando tutte le opzioni – anche quella di mandare il colonnello in esilio – ma le alternative si restringono più passa il tempo e continuano le violenze. Mentre Londra studia la fattibilità della “no fly zone” e invita gli alleati a unirsi per evitare che gli aerei libici facciano strage, nel Mediterraneo si raccolgono le navi di molti paesi: sono lì per portare in salvo i concittadini, ma già presidiano il mare di fronte alla Libia. Il Pentagono ha fatto sapere che sta riposizionando le sue forze navali e aeree “per fornire la massima flessibilità” quando e se sarà presa la decisione di un intervento umanitario – la Clinton ha sottolineato più volte che non c’è alcuna azione militare imminente.